Svadhyaya in arrampicata: lo studio di sè

svadhyaya arrampicata

Svadhyaya e la consapevolezza di se stessi in arrampicata.

Negli articoli precedenti abbiamo visto Tapas, Saucha e Santosha oggi invece approfondiamo Svadhyaya la conoscenza di sé.

Lo scopo di questa indicazione morale yogica è invitarci a sviluppare consapevolezza di noi stessi attraverso lo studio e la comprensione di chi siamo veramente.

“Studia con curiosità te stesso e il mondo, accogli ogni persona ed esperienza nella tua vita come il tuo Maestro, ricerca la verità.”

Svadhyaya il suo significato

La parola deriva dalla radice sanscrita sva, che significa “sé” o “proprio”, e adhyaya, che significa “lezione”, “lettura” o “conferenza”. Può anche essere interpretato come proveniente dalla radice dyhai, che significa “meditare” o “contemplare”. Entrambe le interpretazioni connotano uno studio approfondito del sé.

Studiare noi stessi vuol dire prima di tutto iniziare ad osservarci.
Comprendere come siamo fatti, come pensiamo, quali sono i nostri schemi mentali, i nostri comportamenti ecc ecc.

Sì, ma a quale scopo?

Solo tu conosci questa risposta!
Ognuno di noi ha una motivazione diversa che muove la propria esistenza.
Può essere la voglia di realizzarsi, di sentirsi più felici, di trovare l’equilibrio tra lavoro, passioni e famiglia oppure la necessità di evolvere come esseri umani.
Qualunque sia la motivazione, per fare anche una sola di queste azioni… ti servirà Svadhyaya.

Svadhyaya in arrampicata

Trovo assolutamente affascinante quanto attraverso una pratica “sportiva” come l’Arrampicata si possa riuscire a dar voce alle indicazioni filosofiche più profonde ed importanti dello Yoga.

Ne parla anche Arno Ilgner nel suo prezioso libro “Rock Warrior Way” il primo passo per migliorare in arrampicata o vivere al meglio questa esperienza, è quello di acquisire consapevolezza.

La consapevolezza la si sviluppa soltanto attraverso lo studio di se stessi.
Dovrai sviluppare una capacità di auto-osservazione che ti consenta di comprendere i tuoi schemi auto-limitanti, le etichette con cui classifichi le esperienze che compi, il modo con cui ti rapporti alla scalata stessa e a ciò che ti circonda.

Quando iniziamo a porre attenzione a come ragioniamo, a come parliamo a noi stessi, a come ci vediamo … capiremo quanta energia sprechiamo inutilmente.

Spesso ci ritroviamo ingabbiati in una spirale inconscia di ripetitività e abitudine che ci limita.

Lo sapevi che una persona ha mediamente 60.000 pensieri al giorno?*

Quanti di questi pensieri credi che siano veramente funzionali al momento presente e quanti invece sono semplici rimuginii dell’Io, preoccupazioni verso il passato o il futuro e via dicendo?

Lo scopo di Svadhyaya è quello di invitarti a liberare la mente da ciò che è superfluo, focalizzandoti soltanto sull’azione, sul gesto arrampicatorio, sul momento presente nella sua interezza.

Ti invito a riflettere su queste parole:

“per poter riacquisire la forza che viene sprecata dall’Io dobbiamo usurparne il potere e detronizzarlo, sostituendolo con il Sè.
Il Sè non è competitivo, difensivo o connivente quanto l’Io, vede oltre i suoi meschini stratagemmi. Il Sè genera autostima non dal paragone con gli altri, ma dall’attenzione interiore data alla crescita e all’apprendimento.”

Come acquisire consapevolezza

Il primo passo è quello di essere degli osservatore dei tuoi pensieri.

Fai con me questo test.

Siediti comodamente e appena avrai finito di leggere questo paragrafo, chiudi gli occhi.
Noterai presto che la tua mente inizierà a vagare…potresti pensare all’allenamento che farai più tardi, o alla via che stai lavorando e che ancora non riesci a chiudere piuttosto che quella brutta litigata che hai fatto qualche giorno fa.

Prestando attenzione ai tuoi pensieri ti accorgerai che forse non c’è neppure una logica e che i ricordi sono casuali e del tutto fuori dal tuo controllo.

Il punto non è capire il perché pensi ciò a cui stai pensando o che significato può avere, quanto piuttosto osservarli. Anche semplicemente prendere coscienza del fatto che esiste dentro di te un’entità che ha una coscienza indipendente (l’Io) ti darà la possibilità di iniziare il tuo cambiamento.

Ovviamente l’entità Osservatore (il Sè) non avrà la capacità di liberarti automaticamente dai pensieri limitanti e farti scalare meglio ma ti aiuterà a dare ad essi il giusto peso.

Osservi e riconosci; accetti, ami e rispetti ed infine lasci andare

Lo Yoga ci suggerisce molti modi per sviluppare consapevolezza.

La pratica degli asana è il modo per conoscere se stessi attraverso il corpo, la meditazione quella di conoscere se stessi come esseri.

La meditazione che più trovo funzionale a questo scopo e che allena la mente all’osservazione e alla consapevolezza è la moderna Mindfulness.

Ne avrai certamente sentito parlare e oggi ti accenno in breve di cosa si tratta in modo che tu possa da subito provare con me ad applicarla.

Ne abbiamo parlato  nell’articolo legato alla flessibilità mentale come strumento prezioso per allenarla.

Invece di lasciare che sia la tua mente a governare la tua vita, riprendine il comando e determina tu ciò a cui pensare.

Nello Yoga questo concetto è chiamato dharana che tradotto significa “concentrazione in un singolo punto”, il concentrarsi su una cosa sola per molti di noi è già un ottimo passo.

Puoi decidere tu quale sia l’oggetto della tua attenzione.

Meditazione dell'attenzione

Facciamo insieme questo esercizio.
Ti servirà carta e penna per annotare le sensazioni.

Prendi della frutta secca, quella di tuo gradimento e leggi prima queste istruzioni.


1 – VEDERE
Prendi la frutta secca e tienila nel palmo della mano, osservala come se fosse la prima volta.
Percepiscine il peso e inizia ad osservarla. Esplora con gli occhi il più possibile ogni caratteristica che noti: le parti in luce e quella in ombra, le parti in rilievo, il colore ecc…

2- TOCCARE
Ora inizia a toccare la frutta secca con entrambe le mani rigirandola da una parte dell’altra e prendi nota delle sensazioni che percepisci al tatto.

3- ANNUSARE
Porta ora l’attenzione al suo odore e se questo ti ricorda qualcosa. Se non percepisci alcun profumo prendi atto anche di questo.

4- GUSTARE
Ora porta alla bocca la tua frutta secca e nota i suoi sapori, senza masticare, semplicemente lasciala sulla tua lingua per qualche istante in modo che tu possa averne maggior consapevolezza.
Inizia ora a masticarla senza fretta e con calma sentendo la sua consistenza.
Ora inizia a inghiottire la frutta secca e se ti è possibile cerca di percepire mentre scende lungo il tuo stomaco fino a non percepirla più.

5- OSSERVARE
Ora prenditi ancora qualche attimo per notare se sul tuo palato è rimasto qualche sapore residuo, che sensazione ti è rimasta e se in te c’è la voglia di mangiarne ancora ecc…


Poi annota tutto quello che hai percepito in questa pratica.

Questo semplice esercizio di meditazione ha molteplici risultati e benefici.
La tua mente come avrai notato è impegnata a portare l’attenzione su quello che stai facendo,
facendoti scoprire anche quando profonda può essere un’azione scontata come mangiare della  frutta secca.

E’ il primo passo verso il portare l’attenzione al momento presente acquietando la mente e riuscendo ad essere padroni di essa, scegliendo ciò che pensare.

Per quanto possa sembrare semplice, ci vuole veramente grande esercizio per allenare questa qualità.

Meditazione dell'attenzione in parete

Puoi fare lo stesso in parete.
Mentre scali porta il più possibile l’attenzione a quello che stai facendo:

Nota la roccia che stai toccando, la sua consistenza, se è fredda o meno al tatto, osserva con accuratezza gli appoggi e gli appigli, nota come ti muovi mentre scali e resta per più tempo possibile in osservazione.

Appena noti che la tua mente vaga alla ricerca di altri pensieri che distolgono la tua attenzione da quello che stai facendo, fermati, respira e ricomincia.

Puoi provare la meditazione dell’attenzione, scalando in top rope ovvero con la corda dall’alto in modo da eliminare eventuali altre distrazioni come la paura di cadere.

Chiedi al tuo assicuratore di portare pazienza e avvisalo che la scalata sarà più lunga del solito e più lenta.

Concentrati su eseguire i movimenti senza fretta e senza sosta. Non c’è risultato in questo esercizio…c’è solo la ricerca dell’esserci e di percepire se stessi, la roccia e ciò che ci circonda.

Pratica con noi

In queste Live Class potrai praticare con noi svadhyaya sul tappettino.
La pratica Yoga sul mat ci insegna attraverso il corpo come espandere la nostra mente e fare nostri concetti come svadhyaya, saucha, tapas ecc.

Se ancora non sei registrato a Yoga4Climbers, clicca qui ed inizia con noi il tuo percorso.

svadhyaya

Giovedì 24 novembre h20.30

Svadhyaya: la consapevolezza e lo studio di sè. Pratica di equilibrio verso le verticali sulla testa.

svadhyaya

Martedì 29 novembre h20.30

Svadhyaya: la consapevolezza e lo studio di sè. Pratica di equilibrio sulle braccia e arm balance per ogni livello.

Conclusione

Bene siamo arrivati alla fine di questo articolo che spero possa esserti stato utile per portare un po’ di Svadhyaya nella tua vita e nell’esperienza arrampicatoria.
Nessuna delle indicazioni yogiche sono facili ricette che portano ad ambiziosi risultati.
Come ogni cosa, richiede tempo, allenamento, fiducia e costanza.

Quello che è importante è il tuo viaggio di trasformazione e di consapevolezza.

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About the Author: Miryam Magnoni

About the Author: Miryam Magnoni

Ciao sono Miryam e sono insegnante di Yoga ed appassionata di Arrampicata sportiva.
Negli anni ho avuto il piacere di vivere l’arrampicata a 360° passando dalle vie lunghe, all’arrampicata trad, dalla falesia fino al bouldering.
Con il passare del tempo la mia passione per lo Yoga e l’Arrampicata sono diventate così forti da decidere di dedicare loro tutta la mia vita.
Insegno e scrivo per Yoga4Climbers, l'unica piattaforma di Yoga Online per l'Arrampicata d'Italia.

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