Santosha: la contentezza in arrampicata

santosha

Santosha: contentezza ed appagamento.

Sei felice quando arrampichi? E come ti senti quando la giornata non va secondo le tue aspettative?

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di saucha, il rispetto per sé stessi e per l’ambiente circostante.
Oggi invece approfondiamo un’altro Nyama importantissimo dello Yoga ovvero Santosha, la contentezza.

Ti ricordo che i Nyama sono le indicazioni di comportamento che lo Yoga indica verso se stessi per vivere al meglio e in pace con il tutto.

Santosha in sanscrito vuol dire “accontentarsi”, essere soddisfatti e felici di ciò che si ha in questo preciso momento.

Accontentarsi può sembrare un freno all’ambizione ma la vera contentezza non significa pigrizia o arrendevolezza.

Santosha in Arrampicata

La bellezza dello Yoga dal mio punto di vista è farci vedere che l’Arrampicata stessa è metafora di vita, dipende soltanto da come scegliamo di viverla.

Attraverso l’arrampicata possiamo veramente evolverci dal punto di vista umano e non soltanto nel semplice gesto atletico arrampicatorio.

Vediamo come…

Molto spesso incontro climbers che non sono mai contenti di ciò che sono, dei risultati che hanno raggiunto e del loro percorso.
Desiderano sempre di più e spesso e volentieri confrontano loro stessi con altri.

Si domandano continuamente perchè gli altri sono diversi da loro, perchè riescono laddove loro ancora non sono riusciti e la loro mente è un turbinio di dubbi e questioni…
Non si fermano neppure un secondo a notare ciò che hanno.

Devi sapere che un tempo era lo stesso per me.

Cresciuta in una società orientata soltanto al risultato, la ricerca spasmodica di avere di più mi ha ossessionata per anni.
Finché lo Yoga non mi ha riportato all’essenza delle cose.
E da allora anche il mio rapporto con l’Arrampicata si è completamente trasformato.

C’è una sottile ma sostanziale differenza tra desiderare a tutti i costi di raggiungere un risultato perché crediamo ci renda felici e impegnarci per godere appieno del viaggio che ci condurrà verso il risultato.

Prova a pensarci, se scendi le scale senza guardare dove metti i piedi potresti cadere rovinosamente a terra e non arrivare mai dove speravi di andare.
Al contrario, se il tuo sguardo è rivolto a compiere un gradino alla volta, con buone probabilità arriverai a destinazione.

E’ una questione di punti di vista:
Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
Dipende da come lo guardi.

Lo stesso vale per l’Arrampicata.

Se pensiamo soltanto a ciò che ancora non abbiamo raggiunto, sarà impossibile essere contenti di ciò che siamo. E come possiamo progredire se neanche riconosciamo il nostro valore?

 

Santosha: riconoscere ciò che abbiamo

Se hai letto l’articolo relativo a TAPAS saprai che lo Yoga ti esorta a trovare la passione, la determinazione e la disciplina per fare ciò che fai.

Santosha invece ti aiuterà a non cadere nella trappola dell’Ego riconoscendo ciò che hai in questo momento.

Pensaci…

Ogni volta che salirai una linea sempre più difficile, ce ne sarà un’altra e poi un’altra ancora e così via senza fine.

Vale lo stesso per lo Yoga.
Per ogni asana difficile che si raggiunge ce ne sarà un’altra da conquistare, in un vortice senza fine.
Non cambia neppure nella quotidianità…
Non a caso le persone ricche, vogliono sempre di più: la macchina più costosa, la casa più grande, il viaggio più lussuoso…

Il Buddha diceva che il desiderio è sofferenza.
La risposta NON è smettere di desiderare, smettere di impegnarsi, smettere di fare…la risposta è l’insieme di tutto!

Impegnati, fai, fallisci, rialzati e riprovaci, accetta i momenti no e accontentati di quello che oggi hai.
Facile non ti sembra?

Scherzi a parte, l’Ego ci intrappola dentro a schemi mentali difficili da riprogrammare.
Lo Yoga ci indica una via di consapevolezza.
Una via per aiutarci a comprendere questi meccanismi, saperli riconoscere e quindi essere capaci di agire senza essere in balia delle loro trappole.

Santosha è felicità o contentezza?

Apparentemente sembrano sinonimi, ma non lo sono.
La felicità è uno stimolo neurochimico ovvero un mix di sostanze tra cui dopamina, endorfina, ossitocina e serotonina.

La felicità è quindi un attimo fuggente, derivata da una reazione chimica che è fugace. La contentezza invece, è uno stato duraturo nel tempo e dipende gran parte da come pensa la tua mente.

La felicità scaturisce prevalentemente dai piaceri.
I piaceri hanno breve durata e nel momento stesso in cui termina lo stimolo che li ha generati, svaniscono.

Le sensazioni generate dai piaceri sono molto forti ecco perché spesso vengono scambiati per la felicità autentica.

“Il piacere, è un picco che dura poco e, se anche lascia un buon ricordo, lascia anche un senso di vuoto, di qualcosa che è già passato e chissà se e quando tornerà.”*

La contentezza invece è generata dalle gratificazioni che sono il frutto del nostro impegno nel fare ciò che ci piace come arrampicare. Le gratificazioni durano più a lungo ma richiedono un maggior sforzo da parte nostra per essere riconosciute.

Secondo uno studio condotto da Martin Seligman, esiste una formula della felicità:

La Formula della Felicità Autentica è data da:


Happiness = Set range + Circumstances in life + Voluntarily-Controlled factors in pratica H = S + C + V

Tradotto in italiano:
Felicità Autentica = Felicità costituzionale + Circostanza della vita + Fattori sotto il proprio controllo

La Felicità Costituzionale contribuisce alla Felicità Autentica per il 50%, le Circostanze della vita per il 10% e i Fattori che possiamo controllare per il 40%.

Pertanto, sfatiamo il mito che la nostra Felicità dipenda soltanto da quello che la vita sceglie per noi o dalle situazioni in cui ci troviamo.

 

Andiamo nel dettaglio.

La felicità costituzionale è la felicità con la quale nasciamo; il nostro bagaglio di felicità di partenza, e su questo non possiamo agire in alcun modo. Ci sono persone che geneticamente sono più predisposte alla felicità, altre che lo sono meno.

Le circostanze della vita sono intese come il Paese in cui nasciamo, la condizione economica della nostra famiglia, la religione e la cultura ecc…spesso non dipendono da noi.

Per quanto possa sembrare strano studi dimostrano che incidono soltanto per una piccola parte e che abbiamo la possibilità comunque di intervenire per apportare dei cambiamenti.

Per ultimo i fattori sotto il nostro controllo e andando nello specifico troviamo:

  • come vediamo e consideriamo il nostro passato ovvero se siamo in grado di accettare ciò che ci è successo e perdonare noi stessi e gli altri dove serve
  • il rapporto con il presente ovvero la nostra capacità di impegnarci in ciò che ci fa stare bene ad esempio arrampicare
  • l’aspettativa verso il futuro ovvero quanto siamo ottimisti e fiduciosi di raggiungere ciò che vogliamo, fare progetti ecc.

Come fare a coltivare Santosha?

Come abbiamo visto la contentezza deriva dalle gratificazioni e queste dipendono molto di più da noi e ci possono accompagnare nel tempo senza causare assuefazione.

Impegnarci nell’arrampicata, riuscire in un lavoro che ci piace, darci da fare per costruire delle relazioni solide, sono scelte che comportano fatica, ma che ci premiano con la contentezza ovvero quella che Seligman chiama Felicità Autentica.

Ora che siamo arrivati verso la fine del nostro articolo, non ci resta che capire come fare a coltivare il più possibile questa indicazione morale nella nostra vita e in arrampicata.

Ti suggerisco un esercizio di journaling tanto semplice quanto potente:

dopo la tua giornata d’arrampicata, prima di andare a dormire, fermati a riflettere e annota per iscritto tre cose che sono successe oggi e delle quali sei grat*.
Forse hai avuto un po’ di tempo in più per arrampicare.  O hai trascorso dei bei momenti con i tuoi amici. Oppure è stata una bella giornata di sole.  Magari ha fatto un passo in più sul tuo progetto.  O magari hai fatto meglio sicura del solito…Forse hai fatto una chiacchierata piacevole con qualcuno. Quando rifletterai sulla tua giornata ci saranno (quasi sicuramente) sempre tre cose da trovare per cui essere grati. Ora mentre scrivi, recita dentro di te: sono grato per…

Ora termina il tuo journaling, fai un bel respiro profondo e lascia che il sonno faccia il suo corso.

Pratica con noi

In queste Live Class potrai praticare con noi santosha sul tappettino.
La pratica Yoga sul mat ci insegna attraverso il corpo come espandere la nostra mente e fare nostri concetti come Santosha, saucha, tapas ecc.

Se ancora non sei registrato a Yoga4Climbers, clicca qui ed inizia con noi il tuo percorso.

saucha

Giovedì 17 novembre h20.30

Santosha: la contentezza e l'appagamento. Inarcamenti, piegamenti della schiena e apertura del cuore.

saucha

Martedì 22 novembre h.20.30

Santosha: la contentezza e l'appagamento. Inarcamenti, piegamenti della schiena e apertura del cuore.

Conclusione

Mi auguro che questo articolo abbia portato in te maggior consapevolezza della differenza tra la felicità e la contentezza.

Metti il massimo impegno in ciò che fai, guarda i tuoi progressi anche se minimi, fermati a dare valore ad ogni piccola cosa che esiste nella tua vita e ricordati che la felicità è soltanto un attimo fuggente che non resta nel tempo, la contentezza è uno stato che può accompagnarti per sempre.

Namasté

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Per me è un grande gesto che ripaga ogni sforzo e ogni ora di studio dedicata al progetto Yoga4Climbers.

 

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About the Author: Miryam Magnoni

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Ciao sono Miryam e sono insegnante di Yoga ed appassionata di Arrampicata sportiva.
Negli anni ho avuto il piacere di vivere l’arrampicata a 360° passando dalle vie lunghe, all’arrampicata trad, dalla falesia fino al bouldering.
Con il passare del tempo la mia passione per lo Yoga e l’Arrampicata sono diventate così forti da decidere di dedicare loro tutta la mia vita.
Insegno e scrivo per Yoga4Climbers, l'unica piattaforma di Yoga Online per l'Arrampicata d'Italia.

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